Cinque anni di carcere al giornalista che "propaga" - come dice Berlusconi - le intercettazioni telefoniche sembrano una pena equa anche al leghista Castelli, secondo il quale i giornalisti sono una casta e dunque " se sbagliano devono pagare anche loro". Il ragionamento filerebbe anche, se non fosse per un piccolo dettaglio. Le ferme di Berlusconi e di Castelli appaiono in fondo al decreto legislativo 61/2002 che trasforma il falso in bilancio da reato penale a illecito amministrativo. Cinque anni di carcere era esattamente la pena che rischiava fino a quel giorno chi alterava i conti della società. Grazie a quel decreto, la sanzione minima crollò a 15 giorni d' arresto. Se domani, poniamo, un giornalista pubblicasse l' intercettazione di un furbo imprenditore che ammatte con l' amante di aver imbrogliato i suoi azionisti , il giornalista finirebbe in galera per cinque anni, il furbacchione se la caverebbe con 15 giorni. E la casta saremmo noi?
Sebastiano Messina "La Repubblica"
Sui giornalisti ci sarebbero parecchie cose da dire e non tutte positive, ma su questo tema specifico mi sento di condividere l' articolo di Sebastiano Messina.
